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Agosto 2014

Intervista al Dott. Stefani  sul rapporto tra un professionista e la crisi economica.

Quali sono le attività peculiari dello studio del commercialista in tempo di crisi?

Direi che ci sono prevalentemente due filoni di attività che in periodo di crisi sono, per così dire, più gettonate: il controllo di gestione e le operazioni straordinarie. Il primo, in periodi di riduzione di margini e quindi di utili, mira alla verifica del mantenimento dell’economicità della gestione o nella peggiore delle ipotesi alla riduzione al minimo delle perdite, al fine di salvaguardare la struttura aziendale in attesa di tempi migliori. Le operazioni straordinarie permettono diversi obiettivi: con la fusione ad esempio le imprese cercano con sinergie, sia orizzontali che verticali, di condividere con le consociate i costi di struttura, in modo da ottenerne una migliore dispersione e quindi una miglior incidenza nel bilancio.

Le attività usuali hanno una battuta di arresto o continuano come prima?

Una risposta univoca è impossibile, direi che le attività di routine come gli adempimenti obbligatori continuano regolarmente. C’è un grosso calo di nascite di nuove aziende e quindi tutte le attività connesse con questa fase dell’azienda ne risentono pesantemente.

E le cessazioni di attività comportano il vostro intervento oppure è una fase che vi vede spettatori disoccupati?

No, la fase di liquidazione che precede la cessazione di un azienda è un’attività in cui lo studio del commercialista è assoluto protagonista. E ciò sia nel caso che il bilancio di liquidazione sia positivo sia che sia in deficit. Nel primo caso occorre liquidare tutti i cespiti aziendali, calcolare plusvalenze e minusvalenze, sia ai fini fiscali che civilistici, determinare l’imposizione fiscale, valutare convenienze, supportare l’imprenditore nella stesura di contratti. Nel secondo caso spesso occorre addivenire ad un concordato con i creditori, stragiudiziale o giudiziale, oppure nei casi peggiori alla dichiarazione di fallimento.

Da quello che mi dice mi sembra che il commercialista sia come il prete che interviene al momento della nascita, del matrimonio e della morte dell’azienda?

Si, il suo esempio non è originale in quanto già usato abitualmente in tono scherzoso tra i colleghi. Direi che la sua è stata una semplificazione perché in realtà come il prete diamo la nostra assistenza ordinaria e continuativa alle aziende ed oltre ai casi da lei indicati interveniamo straordinariamente alla nascita dei figli (società controllate/collegate), nei litigi e dispute tra i coniugi (soci), nei momenti di separazione (scissione) e nell’educazione dei figli (dipendenti, collaboratori).

Tornando al momento di crisi che stiamo vivendo quali sono i consigli più gettonati dai clienti?

Direi che è impossibile rispondere uniformemente perché ogni azienda è unica ed ha bisogno di un’analisi e di una soluzione specifica. Certo, in generale la globalizzazione ha messo in difficoltà soprattutto le imprese manifatturiere con alta intensità di manodopera che stanno cercando un nuovo modo per continuare ad esistere e che permetta di sopportare la concorrenza, soprattutto dell’estremo oriente.

E nel settore finanziario, quali sono gli interventi più utilizzati nei momenti di crisi?

Nei momenti di crisi  obiettivo primario è quello di consolidare l’indebitamento e possibilmente trasformarlo a medio e lungo termine per poterlo affrontare con maggior tranquillità e serenità. In questo caso l’assistenza del professionista con la redazione di progetti, programmi, budgets e business plan, nel rapporto con le aziende di credito, consente spesso il raggiungimento di obiettivi molto importanti, senza considerare che la conoscenza del mercato e dei costi finanziari del momento consente di trattare alla pari.

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