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 Maggio 2016

Intervista al Dott. Stefani, sul ruolo del professionista nei casi di dissesto e crisi aziendale.

Mi scusi Dott. Stefani, ma cosa centrano i giocattoli rotti con l’attività del Commercialista? 

A prima vista sembrerebbe che le due cose non abbiano niente a che fare tra loro. In realtà si tratta di un eufemismo di importazione anglosassone che sta a significare che l’attività prestata a favore delle aziende in crisi che necessitano di “ristrutturazioni in profondità” della loro attività, organizzazione, gestione. Si tratta di aziende al bordo del baratro che col nostro intervento qualche volta riusciamo a sanare e riportare “in bonis”, altre volte le traghettiamo verso la liquidazione meno dolorosa della loro attività.

 In che cosa consiste in pratica e con parole semplici e comprensibili questa attività?

E’ impossibile generalizzare, nel senso che occorre distinguere da caso a caso e da attività ed attività. E’ necessario valutare le dimensioni della crisi aziendale, la presenza di dipendenti in forza per valutare la possibilità della ricollocazione presso altre aziende, la situazione dei crediti e debiti, la possibilità di ripresa dell’attività, la sua economicità di gestione e le eventuali prospettive future: insomma il lavoro da fare è veramente molto e soprattutto si tratta di un lavoro su misura, ad hoc per ogni caso.

Il lavoro comporta rapporti diretti col Tribunale competente?

Dipende dai casi: in quelli meno gravi e per le società di minori dimensioni si tende al componimento stragiudiziale con i creditori, negli altri casi il rapporto col Tribunale è necessario per portare a termine l’operazione sia essa di concordato o nei casi peggiori di fallimento.

Immagino che questi ultimi casi, quelli che sfociano nel fallimento, siano molto dolorosi da affrontare?

E’ vero, questi ultimi casi, questi sono veramente i più drammatici, soprattutto per le conseguenze che comportano queste procedure oltre che naturalmente nella sfera patrimoniale anche nei rapporti interpersonali del fallito e dei suoi congiunti. In realtà la legge fallimentare del 1942, ancora in vigore anche se riformata recentemente, è nata per proteggere il debitore dalle ire dei creditori, attraendo nella sfera pubblica la gestione del dissesto.

Mi scusi ma di che riparazione di “giocattoli rotti” si tratta, se l’impresa fallisce?

No, in questi casi “i giocattoli” rimangono rotti, non sono riparabili e sono “smontati” con i minori danni possibili per la società civile in genere.

Ma insomma quand’è che questi giocattoli vengono riparati?

Come dicevo prima, nel caso le prospettive aziendali  vengano giudicate positivamente, si attua il piano di salvataggio tramite la ristrutturazione dell’azienda. In questo caso tutte le nostre energie professionali vengono destinate a quest’opera veramente molto impegnativa ma anche molto entusiasmante, Nei casi di successo la soddisfazione è veramente grande, vorrei dire quasi inimmaginabile per chi non ha provato.

Che funzione ha l’imprenditore nel corso delle procedure di riparazione, per così dire?

Diciamo che l’esito positivo dell’operazione dipende in molti casi ed in grande misura dalla collaborazione dell’imprenditore, dalla sua coerenza e dalla fermezza nella volontà di ottenere l’obiettivo. Se l’imprenditore è latitante, si disinteressa dell’obiettivo o peggio lo ostacola col suo comportamento, in questi casi già oggettivamente critici per natura è impossibile ottenere alcunché ed il giocattolo rimane rotto.

Quand’è che l’imprenditore si rivolge allo studio per risolvere i suoi problemi?

Spesso purtroppo l’imprenditore pone il problema al professionista quando ormai non c’è più nulla da fare per la salvezza dell’impresa. Come avviene in medicina anche la salvezza e la cura delle aziende la prevenzione e la cura del problema nella sua fase iniziale facilità di molto le operazioni  e fa aumentare enormemente le possibilità di successo dell’intervento del professionista.

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