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1° parte - le asimmetrie informative 

Il rapporto con gli istituti bancari è stato negli ultimi tempi un argomento molto trattato a causa degli eventi accaduti e delle riforme introdotte.

Tuttavia, quello di cui vogliamo trattare in questa sede è il rapporto che gli stessi hanno con gli imprenditori, con le aziende. Un rapporto che può ben essere assimilato ad una “presenza costante”, che può assumere le sembianze di un partner, di  un alleato su cui contare, oppure di un nemico fatale.

I rapporti tra banca e impresa hanno subito profondi cambiamenti nell’ultimo decennio e mentre un tempo "l’obiettivo” di un’azienda era di abbassare il più possibile l’utile d’esercizio per evitare di dover pagare troppe imposte, ora l’obiettivo è totalmente contrario e cioè aumentare il più possibile il risultato positivo, proprio per “non sollevare dubbi” sulla propria solidità alle banche finanziatrici.

Tale cambiamento di pensiero è, in parte, da imputare agli eventi storici che sono intervenuti dal dopoguerra ad oggi, dove da un modello di finanziamento bancario che permetteva alle imprese italiane un soddisfacente grado di disponibilità creditizia, (rafforzando così canali di dipendenza tra le imprese italiane e il settore bancario), si è passati ad un periodo di “stretta creditizia”, con banche molto più restie ad erogare credito rispetto al passato e se concederlo, farlo solo a caro prezzo. In quest’ultima fase d’altro canto, non si può negare, che dall’altro lato, è cambiata anche l’affidabilità delle imprese italiane stritolate dalla crisi.

Nonostante tutto, ad oggi, continua ad essere necessario il rapporto tra questi due mondi, poiché, a onor del vero, ogni azienda che vuole sviluppare il suo business ha necessità di fonti finanziarie, ed in virtù di ciò, cosa si può fare per far si che tale rapporto sia sano, duraturo e se possibile anche profittevole?

Come in ogni buon rapporto è bene cercare di porsi nella posizione della controparte (in questo caso la banca) e chiedersi come lei ci veda, cosa si aspetti da noi, come conquistare la sua fiducia e quali parametri usa per valutarci.

Ossia come dobbiamo comportarci, cosa fare e come apparire per far si che il rapporto funzioni. Infatti sapersi porre nel modo giusto, sapersi presentare nel migliore dei modi diventa di vitale importanza.

E’ necessario, quindi, far leva su quelle voci che vengono utilizzate da loro per valutarci; verificare anticipatamente il nostro rating o la centrale di rischi, o ancora, presentare la propria azienda con numeri affidabili, trasparenti e prontamente reperibili diventa di fondamentale importanza per porre le basi per una relazione forte e duratura.

Oggi, in un contesto come il nostro, di grande frammentazione del tessuto produttivo, diventa indispensabile costruire un rapporto banca-impresa che si basi sulla comunicazione. Non si può negare, tuttavia, che le caratteristiche del territorio e la filosofia imprenditoriale sviluppatasi, scontano una intrinseca e in qualche modo ineliminabile opacità informativa. Il tipico imprenditore il più delle volte vede la propria azienda come casa propria e non concepisce che qualcuno di esterno ci possa “mettere il naso”.

Da qui bisogna prendere coscienza che i rapporti con gli istituti di credito sono definitivamente mutati, che il passato è passato, ed ora se si vuole avere un rapporto proficuo con una banca bisogna essere in grado di essere attraenti ai loro occhi da una parte e sapersi far rispettare dall’altra.

Il primo passo fondamentale da fare è quello di ridurre l’asimmetria informativa, aprire idealmente le porte dell’azienda, far si che si riducano le “distanze” tra imprese e banche. Gli strumenti sono già tutti a nostra portata e a nostra disposizione, bisogna solo saperli utilizzare, organizzare e comunicare nel giusto modo. Ovvio che in tutti questi passaggi un imprenditore non è solo, ma un buon professionista saprà affiancarlo per la costruzione di un dialogo sano e proficuo.

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