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Maggio 2017

L’aiuto alla crescita economica, incentivo meglio conosciuto come ACE, sembra proprio essere stato preso di mira dalle nuove manovre disposte dal Documento di Economia e Finanza 2017. Non ce ne vogliano i nostri clienti, i quali in questi anni, grazie anche al supporto che Studio Stefani ha fornito loro per poter sfruttare al meglio questa grande opportunità, hanno risparmiato centinaia di migliaia di euro di imposte.

La Legge di Bilancio 2017 individua il motivo della variazione della norma, in una razionalizzazione del sistema al fine di adeguare l’incentivo al mutato assetto delle condizioni di mercato.

In breve con l’ACE ci si riferisce all’agevolazione fiscale che prevede la possibilità di dedurre dal reddito netto una parte degli utili non distribuiti e dei nuovi capitali immessi in azienda dai soci. Per l’anno d’imposta 2016, quello per cui si stanno iniziando a predisporre i dichiarativi in queste settimane, l’aliquota è fissata al 4,75% mentre nel 2017 è definitivamente confermato che si passerà al 2,30%, con una riduzione di oltre il 50% del beneficio.

Come se non bastasse, rispetto alla disciplina previgente ed utilizzata fino all’anno d’imposta 2015, la Legge di Stabilità 2016 aveva già rivisto l’agevolazione in senso peggiorativo per il 2016.

Solo a partire dal dichiarativo in corso di compilazione infatti, indipendentemente dal tipo di società, di capitali o di persone, è il differenziale fra il capitale/utile investito in azienda dell’esercizio in questione e quello che vantava la società nell’esercizio 2010, a costituire base imponibile ai fini del calcolo del premiale contributivo.

Per le società di persone non si considera più quindi l’intero patrimonio netto ma solo l’incremento dal 2010.

Se in un primo momento sembrava che il 2010 costituisse per sempre soglia di sbarramento fissa per il calcolo dell’agevolazione, il DEF 2017 ha subito rincarato la dose riducendo ulteriormente la base imponibile. Si è stabilito infatti che l’incremento che potrà essere preso in considerazione a partire dal 2017, dichiarazione dei redditi 2018 quindi, sarà solo quello relativo agli ultimi cinque esercizi precedenti.

Si perderanno pertanto il 2,30% sugli incrementi delle annualità 2011 e 2012, e d’ora in avanti sarà sempre così. Si considereranno nulli inoltre gli incrementi fino a concorrenza degli aumenti di titoli e valori mobiliari diversi dalle partecipazioni rispetto a quelli risultati dal bilancio al 31/12/2010, ad eccezione di banche e imprese di assicurazione per le quali la disposizione non ha valenza.

Dopo l’avvento e la relativa sponsorizzazione di misure premiali quali iper ammortamento, agevolazioni industria 4.0 e start up innovative, vien da pensare, serviva pur qualcosa che controbilanciasse gli equilibri per le entrate dello Stato.

 

 

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